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DANTE: PENSIERI DEVOTI DI UN CREDENTE (20-4-2013)

DANTE: PENSIERI DEVOTI DI UN CREDENTE



Val la pena, oggi, riandare bre-vemente ai passi della Commedia in cui l‟adirato Poeta stigmatizza gli uomini della Chiesa del suo tempo (in particolare l‟arcinemico Bonifacio VIII). Dante vive in un momento storico in cui nella Chiesa, in particolare nelle più alte gerarchie, si ma-nifestano i vizi della sodomia, del nepotismo sempre più sfacciato, degli abusi nella gestione delle cariche (personaggi indegni messi in loco di suo pastor vero, epi-sodio denunciato dall‟abate di San Zeno: Pur XVIII, 126). Altro grave vizio, per Dante forse il maggiore, la simonia. Infine la politica di intrighi che porta il papato a parteggiare e confon-dersi con la lotta tra le fazioni facendosi promotore di guerre civili, vendette, ritorsioni, delitti. Tutti questi vizi, Dante, da poeta, li risolve in versi forti, vibranti di immagini realistiche, vive ef-ficaci, dove i vizi stessi rivivono in personaggi scolpiti con tratti possenti e memorabili, versi che conviene leggere ormai senza più indugiare. Inf III 59 – Secondo quanto comunemente si ritiene, qui il Poeta allude al gran rifiuto di papa Celestino V (1294), posto tra gli ignavi per l‟abdicazione che portò all‟elezione di Boni-facio VIII (1294-1303), frutto delle sue subdole manovre. [N.d.R.: al di là del pensiero dominante, di cui Benigni è mas-sima espressione opportunistica, è certo possibile l'allusione a Cele-stino V in un'ottica, diremo, ri-stretta alla prospettiva squisi-tamente politica del Poema (per restare sul canone della Nova Lectura Dantis si parla di chiave morale-autobiogafica); tuttavia, a livello di macrostruttura pare innegabile che in principio di Inferno l'immagine di una insegna non possa che essere ricondotta ad un personaggio assolutamente universale, dunque all'Ignavo per eccellenza: Ponzio Pilato].

Inf VII 46 – Nel girone dove si puniscono gli avari e i prodighi, Dante incontra papi e cardinali / in cui usa avarizia il suo super-chio. Inf XI 8 – Dante pone tra gli eretici papa Anastasio II (496-498) in quanto proclive al com-promesso. Il Poeta si basa su informazioni storiche rivelatesi poi infondate. Ma tutto fa brodo per stigmatizzare i vizi papali Inf XV 112 – Dante, facendo par-lare il suo maestro ser Brunetto Latini, gli fa alludere a Bonifacio VIII (chiamandolo con sarcasmo servo de’ servi), il quale trasferì d’Arno in Bacchiglione il chiac-chierato vescovo Andrea dei Mozzi, che colà lasciò gli mal protesi nervi; scoperta e forte allusione alla tigna che colpiva lui al pari di altri chierci […] d’un peccato medesmo al mondo lerci (si tratta del peccato di sodomia). Bonifacio VIII è qui accusato di non saper reprimere i vizi dei prelati facendosi complice di perversioni. Inf XIX 31 – Incontro con papa Niccolò III (1277-1280) il quale crede erroneamente che sia arrivato all‟inferno Bonifacio VIII, papa simoniaco; segue una lunga invettiva contro i simoniaci e viene citato Clemente V (il Guasco): verrà di più laida opra / […] un pastor senza legge (verso 82, la laida opera è il trasfe-rimento della sede papale ad Avignone). Su Clemente V si veda Par XXX per le mene di costui contro Arrigo VII. Inf XXVII 70 – Bonifacio VIII (il gran prete a cui mal prenda!, nonché lo prencipe de’ nuovi Farisei) dà un consiglio frau-dolento al conte Guido di Mon-tefeltro (+ 1298) rovinandogli l‟al di là. Il figlio Buonconte (+ 1289) invece si salvò per una lacrimetta (Pur V 107). Si tratta di due tra i più belli e famosi episodi della Commedia. Pur XIX 86 – Bonifacio VIII è ingiustamente oltraggiato in Ana-gni. Dante, magnanimo, deplora l‟episodio.

Pur XIX 97 – Cornice degli avari, colloquio con Adriano V dei Fieschi di Lavagna (1276) che si lamenta del peso del gran manto. Pur XXIV 23 – Papa Martino IV dal Torso (1281-1285, successe a Niccolò III); è tra i golosi dove purga per digiuno / l’anguille di Bolsena e la vernaccia di cui, a quanto pare, era ghiotto. Pur XXXII 148 – Durante la processione appare sul carro (raffigurazione della Chiesa), insieme a un gigante, una meretrice (la puttana sciolta, cioè la corrotta e sfacciata Curia romana impersonata nei papi Bonifacio VIII, Clemente V e Giovanni XXII), succube del potere (il gigante, cioè la Francia, i cui reali erano odiatissimi da Dante). Si veda anche il suc-cessivo canto XXXIII, v. 43: il messo di Dio, il famoso DXV, anciderà la fuia (la ladra me-retrice che usurpa i diritti impe-riali) / con quel gigante che con lei delinque. Par IX 127 – Invettiva di Folchetto da Marsiglia (+ 1231) contro il papa che si disinteressa della Terra Santa. Condanna l‟avarizia dei religiosi e prevede che il Vaticano tosto libero fia de l’avoltero, ossia di chi lo profana; secondo alcuni si allude alla imminente morte di Bonifacio VIII, il profanatore che, fra le altre colpe, ha quella di non aver difeso i Luoghi Santi, di non pensarci proprio: verso 126 poco tocca al Papa la memoria. Par XII 90 – colui che siede e che traligna, allusione ancora a Bonifacio VIII che era sedente nel 1300, anno del viaggio dantesco. Traligna rispetto agli altri papi. Par XV 144 – Dante, per bocca di Cacciaguida, si riferisce alla colpa del pastor cioè del papa in genere (ma anche Bonifacio VIII) che non si impegna nella difesa dei Luoghi Santi.

Par XVII 49 – Cacciaguida profetizza che là dove Cristo tutto di si merca, cioè in Vaticano, dove si fa mercato di Cristo praticando la simonia, Bonifacio VIII (mestatore politico) già pen-sa ad allontanare Dante da Firen-ze, con l‟aiuto dei francesi. Al verso 82: ma pria che il Guasco l’alto Arrigo inganni, ancora Cacciaguida stabilisce una data a partire dalla quale apparirà il valore di Cangrande della Scala e allude alle trame di Clemente V (1305-1315) contro Arrigo VII, un tema di cui Dante parlerà anche in Par. XXX, 139 (Guasco in quanto Clemente V fu arci-vescovo di Bordeaux in Guasco-gna e portò, come già visto, la sede papale ad Avignone). Par XVIII 118 – Si parla di giustizia e Dante condanna ogni papa (allusione anche a Bonifacio VIII) che sia cupido di denaro e si adira contro il comperare e il vendere dentro il Tempio e lo scrivere (scomuniche) per poi cancellarle (dietro pagamento), e quindi fa parlare Giovanni XXII (1316-1334, il caorsino, nativo di Cahors, in Francia, città simbolo di usura e usurai, vedi Inf. XI, 50) che dichiara (verso 133, segg.) in modo sguaiato e sprezzante di pensare solo al San Giovanni che è effigiato nei fiorini coniati in Firenze e che nulla gli importa di Pietro (spregiativamente chiama-to pescatore) e Paolo (ridicoliz-zato con sarcasmo in Polo): non sa chi siano e non gli interessa saperlo (io non conosco…). È una delle terzine più espressive e potenti della Commedia. Par XXI 127 – San Pier Damiano (+ 1072) inveisce contro il lusso, lo sfarzo, la bella vita degli alti prelati: quel cappello (cardinalizio), che pur di male in peggio si travasa; e si augura che Dio perda la pazienza (oh pazienza che tanto sostieni). Forse c‟è nel suo discorso un‟allusione alla canonizzazione di Celestino V (versi 97 - 103), il papa del gran rifiuto, avvenuta nel 1313.

Par XXII 73 – San Benedetto rimprovera la corruzione dei monasteri. Nei canti precedenti dedicati a san Francesco e san Domenico era stata deplorata la

decadenza dei due ordini da loro creati. Par XXVII 10 – Uno dei canti più drammatici della Commedia. Violentissima invettiva contro guaschi e caorsini (verso 58: rispettivamente i papi francesi Giovanni XXII [1316-1334] e Clemente V [1305-1315], i più bersagliati da Dante insieme a Bonifacio VIII, papa corrotto usurpatore della sede papale). San Pietro condanna la corruzione del papato, di chi usurpa in terra, il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio…. Par XXX 139 – Riprendendo l‟accenno fatto in Par XVII, qui Dante parla di Arrigo VII e delle subdole manovre di Clemente V contro di lui per fare fallire il suo progetto politico di restaurazione del potere imperiale. Clemente finirà all‟Inferno facendo ancor più inabissare a testa in giù nella buca infernale il compagno di simonia Bonifacio VIII.


GIOVANNI GENTILI


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